Di quanto è più alto in media il costo delle bollette nelle seconde case?
Chi possiede una seconda casa se ne accorge spesso già dalle prime fatture: le bollette di luce e gas risultano più alte, anche quando i consumi sono limitati o l’abitazione viene utilizzata solo per brevi periodi dell’anno.
Parlando in termini economici, il costo delle bollette per una seconda casa risulta mediamente più alto del 20–40% rispetto a quello di una prima casa, a parità di consumi. Ovviamente, tale aumento risulta più contenuto se l’uso dell’abitazione è saltuario, ma resta comunque significativo, tanto che una seconda casa utilizzata solo per pochi mesi all’anno può comunque generare una spesa annuale sensibilmente più alta rispetto all’abitazione principale.
Proprio per questo motivo, cercare di comprendere quali differenze strutturali e tariffarie incidono sul prezzo risulta fondamentale per valutare i costi reali e individuare eventuali strategie di risparmio.
Perché la seconda casa ha bollette più costose?
La principale ragione per cui le bollette della seconda casa sono più elevate è che non beneficiano delle agevolazioni previste per l’abitazione principale. Il sistema tariffario italiano distingue infatti tra utenze domestiche residenti e non residenti, applicando condizioni economiche differenti.
Nel caso della seconda casa, infatti, l’utenza è quasi sempre classificata come domestica non residente, una categoria che prevede costi fissi annui più elevati e, in alcuni casi, anche tariffe meno vantaggiose. Questo significa che anche con consumi bassi, la spesa complessiva rimane significativa, perché una parte rilevante della bolletta non dipende dall’energia effettivamente utilizzata.
Nel caso dell’energia elettrica, per esempio, l’incidenza maggiore deriva dalle quote fisse legate alla potenza del contatore e agli oneri di sistema, che pesano anche quando i consumi sono molto bassi.
Anche la zona climatica ha un impatto sui costi della bolletta: si pensi, ad esempio, alle seconde case situate in aree fredde in cui il gas viene usato per il riscaldamento, qui il peso dei costi fissi e delle accise può diventare particolarmente rilevante, soprattutto se l’impianto viene acceso solo per brevi periodi.
Quali voci della bolletta cambiano tra prima e seconda casa
Come abbiamo avuto modo di capire, quindi, ci sono delle considerevoli differenze tra una bolletta per residenti e una per non residenti, come di solito si risulta essere nelle seconde case.
Parlando, infatti, di struttura della bolletta, nelle seconde case ci sono delle specifiche voci che incidono maggiormente sul costo finale:
- i costi fissi annuali, che vengono applicati indipendentemente dai consumi
- gli oneri di sistema, spesso più elevati per le utenze non residenti
- le spese di trasporto e gestione del contatore, che restano costanti anche se la casa è vuota
Questo spiega perché una seconda casa utilizzata solo nei fine settimana o nei mesi estivi possa comunque generare bollette apparentemente sproporzionate rispetto all’uso reale.
Cosa fare per contenere i costi delle bollette della seconda casa
Pur non potendo eliminare del tutto i costi extra, esistono alcune valutazioni utili per ridurre l’impatto delle bollette sulla seconda casa:
- Scegliere una potenza del contatore adeguata all’uso reale, eventualmente chiedendone una variazione di potenza
- Valutare offerte luce e gas specifiche per le seconde case
- Considerare la sospensione dell’utenza nei casi in cui l’immobile dovesse restare inutilizzato per lunghi periodi
- Ottimizzare l’efficienza energetica dell’abitazione, in quanto una casa ben isolata e con impianti moderni consuma meno e permette una gestione più flessibile.
Conoscere questi meccanismi è il primo passo per gestire meglio le tue utenze e valutare soluzioni più adatte alle tue reali esigenze, spesso riuscendo anche ad ottenere un significativo risparmio in bolletta.